Il programma MBSR ( Mindfulness Based Stress Reduction), sviluppato dal prof. Jon Kabat-Zinn e coll. all’Università di Boston negli anni ’80 (e successivamente applicato in centinaia di ospedali negli States ed in Europa), si è rivelato utile nella gestione di patologie quali: cancro, aids, problemi cardiaci, dolori cronici oltre che nei disturbi con componente psicosomatica, come ad esempio: ipertensione, colite, asma, psoriasi, disturbi del sonno, difficoltà di memoria e concentrazione, stress. Successivamente, è stato applicato ai disturbi psicosomatici, psichiatrici, d’ansia (attacchi di panico, disturbi ossessivi) alimentari e dell’ umore e per i disturbi del sonno .

Insonnia e Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR)

Recentemente, il programma ad Evidence based MBSR è stato applicato su pazienti che soffrono di insonnia (Chen et al., 2020).I ricercatori sono concordi nell’affermare che l’approccio MBSR ha aiutato i pazienti che soffrono di insonnia a migliorare notevolmente la qualità del loro riposo. Inoltre, l’ MBSR sembra essere utile anche per ridurre tutti quei sintomi che non sono direttamente una prerogativa dell’insonnia ma che possono esserne una diretta conseguenza, come i disturbi d’ansia e quelli depressivi. Infine, sembra che il programma MBSR sia così efficace da avere risultati simili ai trattamenti che integrano gli psicofarmaci nel curare le problematiche causate dall’insonnia.

La letteratura ha trovato spesso delle associazioni tra carenza di sonno, insonnia e perfezionismo. Nel dettaglio, l’insonnia si associa a dubbi continui sull’azione, critiche genitoriali, preoccupazione per gli errori, standard personali elevati e perfezionismo socialmente prescritto.

Sintomi dell’insonnia, come la difficoltà ad addormentarsi e/o il risveglio mattutino, compromettono significativamente il funzionamento diurno, riducendo la qualità della vita (Kyle et al., 2010). Tale problematica, può insorgere per fattori predisponenti ed intrinseci, come la personalità individuale.

La letteratura sull’argomento ha spesso associato la carenza di sonno e l’insonnia al perfezionismo (ad es. Akram et al., 2015); ovvero la tendenza a fissare standard eccessivamente elevati per se stessi e ad impegnarsi in autovalutazioni estremamente critiche (Frost et al., 1990). Nel dettaglio, l’insonnia si associa a dubbi continui sull’azione, critiche genitoriali, preoccupazione per gli errori, standard personali elevati e perfezionismo socialmente prescritto.

Inoltre, anche la presenza di disagio emotivo (Jansson-Fröjmark & Linton, 2007), difficoltà nella regolazione emotiva (Brand et al., 2015) ed i sintomi ansiosi sono implicati nell’insonnia (Akram et al., 2015).

Gli individui con dimensioni elevate di perfezionismo, tendono a preoccuparsi eccessivamente delle conseguenze negative che la carenza di sonno può avere sulle prestazioni diurne (Lundh & Broman, 2000). Tale atteggiamento genera un ciclo continuo di pensieri negativi costituiti da preoccupazione, ruminazione, aspettative negative e cognizioni disfunzionali riguardo il sonno (come aspettative errate sui requisiti del sonno, convinzioni esagerate sulle conseguenze diurne dell’insonnia; Morin et al., 2007), che complicano il sonno.

Inoltre, le cognizioni disfunzionali, facilitano il passaggio dall’insonnia acuta ad una forma cronica (Frost et al., 1990), in quanto interagiscono con l’elevata attivazione del sistema nervoso autonomo, generata dall’attivazione e disregolazione emotiva. Considerando il perfezionismo legato al sonno e la presenza di deficit nella regolazione delle emozioni (Spiegelhalder et al., 2012), è probabile che coloro che mostrano tendenze perfezionistiche riportano altresì cognizioni disfunzionali legate al sonno.