Il lutto più di ogni altra esperienza di vita segna uno spartiacque nel percorso evolutivo di ciascun individuo. Niente di tutto quello che abbiamo vissuto e conosciuto fino a quel momento rimane più lo stesso; il nostro mondo viene scosso da un evento che ci chiede di fare i conti con noi stessi e con la nostra capacità di adattamento alla nuova situazione.
Ciò che è importante sottolineare è il saper riconoscere un lutto fisiologico da un lutto patologico.
Nel lutto patologico (bloccato) secondo il DSM-5 si manifesta con nostalgia persistente per la persona morta , intensa tristezza , eccesso di rabbia o anestesia emotiva, preoccupazione per il deceduto e le circostanze della morte, evitamento eccessivo dei ricordi relativi al defunto, autosvalutazione o senso di colpa, incredulità rispetto alla perdita , difficoltà ad abbandonarsi a ricordi positivi sul deceduto.
Tali sintomi devono manifestarsi almeno 12 mesi dopo il lutto negli adulti e almeno 6 mesi nei bambini.
Il metodo EMDR consente di mettere a fuoco quali sono i fattori che impediscono il normale fluire dell’elaborazione del lutto.
Se il lutto riguarda un familiare, la metodologia EMDR consente di individuare gli eventi target che impediscono e bloccano il processo di elaborazione del lutto soffermandosi sullo stile relazionale che intercorreva con la persona deceduta.
Il metodo EMDR agisce permettendo al paziente autonomamente di rimuovere gli ostacoli che lo bloccano nel dolore affinché la persona possa vivere il lutto con un maggiore senso di accettazione e pace interiore consentendo la possibilità di cominciare ad addolorarsi dove non reprimere i propri sentimenti o mascherarli per proteggere qualcun altro.
L’ EMDR elimina solo il “sovrappiù “del dolore generando anche una crescita post-traumatica nella fase finale della terapia (Shapiro,2012).

